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domenica 8 luglio 2012

Saghe familiari

Si, in effetti la mia famiglia, in senso allargato di parentame vario, si nutre di personaggi strani, e di personaggi iper "nella norma". Da questa commistione nascono sempre dibattiti interessanti e tanti spunti di riflessione. Come questa sera, in una felice grigliata in campagna con alcuni di loro.
A tarda ore, e con qualche bicchiere in corpo (l'ultimo è stato un piccolo sorso di brodo di giuggiole (sí è un digestivo che esiste davvero!!) - mi ritrovo a pensare al dolore. Che ne sanno gli altri, sebbene pensino di conoscerci, del dolore che abbiamo provato, o che proviamo? Se non l'abbiamo mai esternato o raccontato forse rimarrà cosa nostra (nel senso letterale del termine). Merita forse di essere raccontato per sciogliere equivoci e trasformarsi in sentimenti più alti, come tenerezza e malinconia?


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